Stefano Superchi, ironia, arte e intelligenza insieme

“L’ironia, insieme alla misericordia, è la forma suprema di elasticità, un esercizio quotidiano di tolleranza, una prova continua di umanità.” – (Beppe Servegnini)

Spesso si confonde l’ironia e il sarcasmo con l’intenzione di offendere o ridicolizzare qualcosa o qualcuno gratuitamente. Credo invece che l’ironia sia un’arte sicuramente cerebrale, propria di chi possiede intelligenza ben sopra la media, quindi non sempre di facile interpretazione, e il giusto livello di sensibilità che preserva dal cadere nel volgare e nell’esagerazione. Una bella ironia e un buon sarcasmo necessitano quindi di più qualità che non è facile trovare in una sola persona: come abbiamo detto intelligenza, sensibilità, curiosità, spirito di osservazione, senso critico, disinteresse per il pettegolezzo e per il fatuo, interesse per la natura umana e i suoi drammi, autocritica, capacità di ridere di sé e poco degli altri, tutti aspetti di personalità vivaci e argute.

Stefano Superchi, amico per me recente, vale dire non di gioventù, ha tutte le qualità sopra elencate: gentile, educato, disponibile, anche se selettivo, di poche parole ma spietato davanti all’ingiustizia e la cattiveria che colpisce e affonda con inusuale eleganza. E’ intelligente, sensibile, modesto, riservato, mai invadente, mai prevaricatore, per dirla alla Feltri, ma attento, di quelli che, come è uso dire, a ga scapa angòt. E’ una compagnia piacevolissima, un conversare appagante, rilassante e non scontato, tra “il serio e il faceto”, tra una paglia e una birrozza ti conquista, ti fa star bene, ti fa sorridere e spesso riflettere. In molti sapranno riconoscerlo per le sue vignette ironiche pubblicate su facebook sempre accompagnate da un verbo che sfiora il sarcasmo; iniziò qualche anno fa a tradurre in immagine ciò che da sempre gli viene naturale dire a voce, a postarne qualcuna ogni tanto sui social, poi sempre di più, fino a creare una vera e propria pagina dedicata, intitolata “La Nadra dal giog” dove è possibile gustare la sua genialità riconosciuta tale da parecchi. Difficile immaginare come gli vengano certe cose facile invece coglierne l’efficacia senza mai trovarvi nulla di fazioso, anzi nessun contesto è risparmiato.

“Dire da dove viene la mia vena ironica/sarcastica è difficile, come sempre quando si deve parlare di se stessi. Probabilmente c’è una componente familiare, mio nonno “Giano” era famoso per inventare “scutmài” (soprannomi) divertenti per tutti quelli che gli capitavano a tiro; mio papà, pur parlando poco come me, tirava fuori sempre la battuta tagliente al momento giusto. Per tutti e tre forse era (ed è) un modo per alleggerire il peso di una esistenza non sempre facile. Di mio ci ho messo la curiosità e una base “culturale pop”: “Cuore, settimanale di resistenza umana” è stato sicuramente la lettura più formativa, ma potrei citare in ordine sparso Michele Serra, Luca Bottura, Elio & le Storie Tese, Antonio Albanese, La Gialappa’s Band, Maurizio Milani, Stefano Chiodaroli, Mario Marenco, i Cavalli Marci, i Broncoviz, Beppe Viola, Nino Frassica, Abatantuono e tanti altri che adesso sicuramente dimentico.

Ho assimilato queste cose, miscelate con letture più ”alte” e con un po’ di cinismo, seguo con interesse la cronaca (soprattutto locale) e da qualche tempo cerco di trasferire in immagini quelle che prima erano solo battute tra amici. Non essendo capace di disegnare in maniera decente, mi sono specializzato nella ricerca in rete di quello che mi serve per tradurre in immagini quello che mi passa per la testa, a volte uso foto fatte da me; tecnicamente poi assemblo il tutto con “Gimp”, un software di manipolazione delle immagini che si può scaricare gratuitamente (a differenza di Photoshop) e che sto imparando man mano ad usare da autodidatta. Un ultima cosa: alcune volte (poche per dire la verità) mi autocensuro per paura che qualcuno si offenda; non ho ancora capito però se questo è un pregio o un difetto”.

In tanti gli dicono che ha sbagliato lavoro, ma io non credo, penso che perderebbe in spontaneità. Stefano è uno scrigno di pietre preziose che valgono molto più dei denari, è una mente fine, uno spirito eletto, è pacata benevolenza, è diverso, completamente diverso in intelletto e cuore e se vogliamo trovagli un difetto, eh sì, nemmeno lui ne è privo … l’è n’uriginal!

Sa essere tagliente, ed è una persona sempre squisita. Un poliedrico insomma che unisce tante qualità in un’unica persona. E’ un ottimo fotografo, sa usare sarcasmo e ironia, ma come mostrato recentemente nelle considerazioni sul Covid, sa anche approfondire e fare analisi serie sulle situazioni. Lo conosco anche io non da molti anni, e da allora lo seguo perché mi piace seguire tutto ciò che si distingue dall’ovvio, tutto ciò che ha una sua originalità. Stefano è davvero uno di quei personaggi che – se mancassero – bisognerebbe inventarli. Siamo quasi coetanei, abbiamo radici comuni. Siamo entrambi fans del vecchio ‘Cuore’ che ha segnato i miei anni bolognesi, lui riesce però a trarre il lato ironico da ogni cosa ed è una dote che invidio a lui come a tutte le persone che lo sanno fare. L’ironia – di per se – non salverà il mondo ma aiuta ad alleggerirne i giorni…

Giovanna Anversa e Nazzareno Condina

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